Le finali dei Perseverance Games: quando la perseveranza vale più del podio
- Michele Operoso

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 5 min
Per mesi abbiamo ripetuto sempre lo stesso concetto: i Perseverance Games non erano semplicemente una gara.
Erano un obiettivo.
Uno stimolo.
Un motivo in più per continuare ad allenarsi proprio nel periodo dell’anno in cui è più facile mollare.
L’estate, il caldo, le vacanze e gli impegni personali rappresentano ogni anno una delle sfide più difficili per chi cerca continuità nel proprio percorso. È proprio da questa riflessione che sono nati i Perseverance Games: trasformare le settimane più complicate dell’anno in un’occasione per migliorarsi, restare costanti e vivere qualcosa di diverso insieme alla community dello Studio Perseverance.
A distanza di settimane di qualificazioni, oltre quaranta atleti hanno deciso di mettersi in gioco. Alcuni con l’obiettivo di vincere, altri semplicemente per superare i propri limiti.
Tutti, però, con la stessa voglia di perseverare.

Una Final Four che ha superato ogni aspettativa
Le finali hanno confermato una cosa che avevamo intuito già durante le qualificazioni: il livello medio degli atleti era sorprendentemente equilibrato.
Nonostante si trattasse di una competizione completamente amatoriale, ogni prova è stata combattuta fino all’ultima ripetizione.
Lo studio era immerso nel caldo tipico delle serate estive. La temperatura era elevata, l’aria pesante e ogni esercizio sembrava richiedere uno sforzo ancora maggiore.
Sugli spalti erano presenti una decina di persone tra amici, compagni di allenamento e familiari.
Non era un grande pubblico.
Ma era il pubblico perfetto.
Ogni atleta aveva qualcuno pronto a sostenerlo, a incitarlo e a contare ogni ripetizione. Bastavano pochi secondi perché tutti si lasciassero coinvolgere dalla gara, indipendentemente da chi stessero tifando.
Anche noi dello staff ci siamo ritrovati completamente immersi nella competizione.
Più passavano i minuti, più diventava difficile capire chi avrebbe conquistato la vittoria.

Le semifinali: tre esercizi, un solo obiettivo
La Final Four è iniziata con una prova tanto semplice da spiegare quanto devastante da affrontare.
Gli atleti hanno affrontato un EMOM (Every Minute On the Minute) composto da tre esercizi:
Thruster con disco;
Hand Release Push-Up;
Deadlift.
Per il Thruster il carico era di 20 kg per gli uomini e 10 kg per le donne.
Per gli stacchi da terra si saliva rispettivamente a 60 kg e 40 kg.
Ad ogni minuto aumentavano le ripetizioni richieste.
La gestione delle energie diventava fondamentale.
Partire troppo forte significava pagarlo pochi minuti dopo.
Essere troppo prudenti voleva dire lasciare spazio agli avversari.
La semifinale ha progressivamente eliminato due concorrenti per categoria, decretando così il terzo e il quarto posto finale e lasciando soltanto due atleti pronti a contendersi il titolo.

Novanta secondi per entrare nella storia
La finale prevedeva un’unica prova.
Nessuna strategia complessa.
Nessuna possibilità di recuperare.
Solo 90 secondi.
L’obiettivo era eseguire il maggior numero possibile di Burpees.
Novanta secondi possono sembrare pochi.
In realtà, quando il cronometro parte e ogni ripetizione richiede di portare il corpo a terra e rialzarsi il più velocemente possibile, diventano un’eternità.
Ogni burpee pesa più del precedente.
Ogni secondo sembra rallentare.
Ogni ripetizione può fare la differenza.
Ed è esattamente quello che è successo.

Una finale giocata sul filo delle ripetizioni
La categoria femminile ha regalato una sfida emozionante.
Ida ha conquistato il titolo con 27 Burpees, mentre Imma ha chiuso a quota 25.
Soltanto due ripetizioni di differenza.
Anche la finale maschile è stata combattutissima.
Mario ha chiuso con 34 Burpees, superando Jenny, fermo a 32.
Ancora una volta, appena due ripetizioni hanno deciso il vincitore.
Per diversi istanti il pubblico e perfino gli atleti hanno avuto la sensazione che si potesse arrivare a un pareggio.
Fortunatamente la giuria ha mantenuto la massima concentrazione, conteggiando ogni singola ripetizione con precisione assoluta.
In una gara così equilibrata, ogni dettaglio poteva cambiare la storia.

La storia più bella: il ripescaggio di Mario
Se c’è una storia che rappresenta perfettamente il significato dei Perseverance Games, è quella di Mario.
Al termine delle qualificazioni non era riuscito a entrare tra i primi quattro.
La finale sembrava ormai sfumata.
Poi è arrivata un’occasione.
Uno degli atleti qualificati non ha potuto partecipare per le vacanze estive e si è aperto un posto.
Mario è stato ripescato.
Molti avrebbero potuto vivere quella situazione come una semplice partecipazione “di riserva”.
Lui no.
Ha affrontato ogni prova con la determinazione di chi voleva dimostrare di meritare quel posto.
E alla fine non si è limitato a partecipare.
Ha conquistato il gradino più alto del podio.
Ad assistere alla sua gara c’erano anche sua moglie e le sue bambine, che lo hanno sostenuto dal primo all’ultimo secondo.
Un’immagine che racconta perfettamente cosa significhi condividere un traguardo costruito con impegno e costanza.
Classifica finale
Categoria Maschile
🥇 Mario
🥈 Jenny
🥉 Gioacchino
4️⃣ Dino
Categoria Femminile
🥇 Ida
🥈 Imma
🥉 Roberta
4️⃣ Silvana
Un premio che guarda al territorio
Per questa prima edizione abbiamo scelto di non premiare soltanto la prestazione sportiva, ma anche di dare valore al territorio che ogni giorno sostiene la crescita della nostra community. Per questo motivo, i vincitori delle categorie maschile e femminile hanno ricevuto una cena per due da Don Crosta, realtà di Volla che negli ultimi anni si è distinta per la sua proposta di pizza contemporanea e per l'attenzione alla qualità delle materie prime.
Questa occasione rappresenta molto più di un semplice premio. È un modo per creare una rete tra attività locali che condividono la stessa visione: valorizzare il territorio, costruire relazioni autentiche e offrire esperienze di qualità alle persone. I Perseverance Games vogliono crescere anche in questa direzione, coinvolgendo sempre più partner che credano nello sport, nella salute e nella forza della comunità. Il nostro auspicio è che questa sia soltanto la prima di tante collaborazioni, affinché ogni nuova edizione possa diventare un'occasione per far conoscere e sostenere le eccellenze del nostro territorio, creando valore non solo per gli atleti, ma per tutta la comunità che li circonda.

Molto più di una gara
Alla fine della serata ci siamo guardati negli occhi.
Eravamo stanchi.
Accaldati.
Senza voce.
Ma incredibilmente soddisfatti.
La prima edizione dei Perseverance Games ha dimostrato che anche una competizione nata all’interno di uno studio di allenamento può trasformarsi in qualcosa di speciale quando viene costruita attorno ai valori giusti.
Il podio racconta chi ha vinto.
Ma non racconta tutto.
Non racconta le settimane di allenamento, la costanza dimostrata durante l’estate, il coraggio di chi ha deciso di mettersi in gioco, l’incoraggiamento del pubblico, il rispetto tra gli avversari e quella sensazione di appartenenza che si respirava dentro lo studio.
Questo era il nostro vero obiettivo.
Creare un motivo in più per continuare ad allenarsi quando sarebbe stato più facile fermarsi.
Se anche una sola persona, grazie ai Perseverance Games, ha trovato la motivazione per non saltare un allenamento, allora questa prima edizione può già essere considerata un successo.
Ma guardando l’entusiasmo con cui oltre quaranta persone hanno deciso di partecipare, siamo convinti che sia stato molto di più.
È stato l’inizio di una tradizione.
Perché la perseveranza non si misura soltanto da chi sale sul gradino più alto del podio.
Si misura dalla scelta di presentarsi, provarci e dare tutto fino all’ultima ripetizione.
Ed è esattamente quello che abbiamo visto in questa straordinaria prima edizione dei Perseverance Games.











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