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Steroidi anabolizzanti: più muscoli, ma a quale prezzo?

  • Immagine del redattore: Michele Operoso
    Michele Operoso
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 9 min

Massa, forza e performance possono aumentare più velocemente. Ma ciò che vediamo allo specchio racconta solo una parte della storia.


Atleta muscoloso davanti a uno specchio, metà illuminato e metà in ombra, immagine simbolica dell’uso non medico di steroidi anabolizzanti.

Ci sono due modi sbagliati di parlare di steroidi anabolizzanti.

Il primo è demonizzarli, descrivendoli come sostanze che producono soltanto danni e facendo finta che non funzionino.

Il secondo è fare l’esatto contrario: guardare esclusivamente al risultato estetico o prestativo e considerare gli eventuali effetti sulla salute come qualcosa di secondario, improbabile o facilmente controllabile.

La realtà è più complessa.

Gli steroidi anabolizzanti possono aumentare massa muscolare e forza. È proprio questa efficacia a renderli attraenti per chi cerca risultati estetici o sportivi più rapidamente. Studi sperimentali controllati hanno dimostrato che dosi sovrafisiologiche di testosterone possono aumentare massa magra, dimensione muscolare e forza, soprattutto se associate all’allenamento con i pesi. (PubMed)

Quindi il punto non è chiedersi semplicemente:

“Funzionano?”

La domanda più utile è un’altra:

“Qual è il rapporto tra ciò che posso ottenere e ciò che potrei mettere a rischio per ottenerlo?”

Ed è da qui che dobbiamo partire.


Prima di tutto: di cosa stiamo parlando?

Con il termine steroidi androgeni-anabolizzanti, spesso abbreviato in AAS, si indica una famiglia di sostanze comprendente il testosterone e composti ad azione androgena e anabolica correlata.

È importante distinguere l'utilizzo medico dall'utilizzo non medico. Il testosterone è un vero farmaco e trova indicazioni cliniche precise, per esempio nella terapia sostitutiva di uomini con determinate condizioni associate a carenza o assenza di testosterone endogeno. Questo è un contesto completamente diverso dall'assunzione di androgeni senza indicazione medica con l'obiettivo di aumentare massa muscolare, modificare l'aspetto fisico o migliorare la performance. (Access Data)

Ed è quest'ultimo scenario l'oggetto di questo articolo.

Non parleremo di protocolli, dosaggi o di come effettuare un “ciclo”. L'obiettivo è capire cosa sappiamo oggi dei possibili benefici e, soprattutto, dei rischi.


Torso atletico con rappresentazione scientifica di una molecola di testosterone, simbolo degli steroidi androgeni-anabolizzanti.

Il risultato ha un costo

L'effetto immediatamente visibile è semplice da comprendere: un corpo che può diventare più grosso, più muscoloso e più forte in tempi inferiori rispetto a quelli normalmente necessari.

Ma essere più muscolosi non significa automaticamente essere più sani.

È un concetto apparentemente banale, ma fondamentale: l'estetica del corpo non è un esame clinico.

Pressione arteriosa, colesterolo, funzione cardiaca, produzione ormonale, spermatogenesi e salute mentale non sono parametri che possiamo valutare guardandoci allo specchio.

Ed è proprio qui che emerge il problema delle scorciatoie: il beneficio tende a essere evidente; una parte del rischio, invece, può restare invisibile.


Atleta rappresentato tra performance visibile e conseguenze fisiologiche nascoste dell’uso di steroidi anabolizzanti.

Il cuore paga una parte del conto

Uno dei campi nei quali negli ultimi anni abbiamo ottenuto dati particolarmente interessanti è quello cardiovascolare.

Nello studio prospettico HAARLEM, che ha seguito uomini durante e dopo un periodo di utilizzo di androgeni, durante l'esposizione sono stati osservati aumenti medi di circa 7 mmHg della pressione sistolica e 3 mmHg della diastolica, accompagnati da modificazioni sfavorevoli del profilo lipidico e da un aumento dell'ematocrito. Una parte importante di queste alterazioni è tornata verso i valori di partenza dopo la sospensione. (PubMed)

Questo ultimo punto è importante.

Dire che un parametro può recuperare non significa dimostrare che l'esposizione sia innocua, ma evita anche l'errore opposto di presentare ogni alterazione come necessariamente permanente.

Il quadro diventa più preoccupante quando osserviamo esposizioni più lunghe.

Uno studio pubblicato su Circulation nel 2025 ha confrontato 1.189 uomini identificati come utilizzatori di AAS con 59.450 controlli, con un lungo periodo di osservazione. L'uso di AAS risultava associato a un rischio circa triplo di infarto miocardico acuto e a un rischio quasi nove volte superiore di cardiomiopatia; aumentavano anche le associazioni con aritmie, tromboembolismo venoso e insufficienza cardiaca. Trattandosi di dati osservazionali, non possiamo trasformare questi numeri nella previsione del destino del singolo individuo né dimostrare causalità in ogni caso, ma il segnale epidemiologico è importante. (PubMed)


Torace di un atleta con cuore anatomico e linea ECG, rappresentazione dei possibili rischi cardiovascolari associati agli steroidi anabolizzanti.

Un'altra ricerca del 2025, pubblicata su JAMA Network Open, ha studiato 164 atleti amatoriali tra utilizzatori attuali, precedenti utilizzatori e non utilizzatori. Una maggiore esposizione cumulativa agli AAS era associata a un

a maggiore presenza di placche coronariche e a peggiori parametri di funzione ventricolare; le alterazioni risultavano più evidenti nei soggetti con esposizioni pluriennali. Anche in questo caso gli stessi autori sottolineano che il disegno trasversale non consente di dimostrare una relazione causale definitiva. (JAMA Network)

Il messaggio, quindi, non dovrebbe essere “gli steroidi distruggono inevitabilmente il cuore”.

È più corretto dire:

all'aumentare dell'esposizione, le evidenze disponibili mostrano segnali cardiovascolari che non dovrebbero essere ignorati.


Anche il tuo sistema ormonale

Qui si crea uno dei paradossi più interessanti.

Gli androgeni vengono assunti proprio per aumentare enormemente lo stimolo androgenico. Ma quando introduciamo androgeni dall'esterno, l'organismo risponde modificando la propria produzione interna.

Il sistema endocrino funziona infatti attraverso complessi meccanismi di feedback. Un'elevata esposizione ad androgeni esogeni può sopprimere LH e FSH, ormoni fondamentali per il funzionamento dei testicoli, riducendo la produzione endogena di testosterone e compromettendo temporaneamente la produzione di spermatozoi.

Lo studio prospettico HAARLEM è particolarmente interessante perché ha seguito gli stessi soggetti prima, durante e dopo l'utilizzo.

Atleta con rappresentazione grafica dell’asse ormonale maschile, testosterone e fertilità.

Durante l'esposizione, il 77% dei partecipanti presentava una conta spermatica totale inferiore a 40 milioni e il 23% arrivava all'azoospermia, cioè all'assenza di spermatozoi nell'eiaculato rilevata nell'esame. Questo non significa che il 77% fosse automaticamente “sterile”: fertilità e conta spermatica non sono sinonimi perfetti. Il dato dimostra però una marcata soppressione della spermatogenesi. (OUP Academic)

La parte interessante arriva dopo.

Nella maggior parte dei partecipanti le concentrazioni di testosterone endogeno tornarono verso i livelli iniziali entro circa tre mesi dalla sospensione, mentre la produzione di spermatozoi impiegava molto più tempo: lo studio ha stimato un recupero nell'ordine di circa un anno. Inoltre, non tutti i soggetti avevano raggiunto una completa normalizzazione al termine del periodo di osservazione, soprattutto tra quelli con una maggiore esposizione precedente. (OUP Academic)

Quindi anche qui la realtà è diversa dalle due narrazioni estreme.

Non è corretto sostenere che dopo un utilizzo di AAS il sistema ormonale rimarrà necessariamente compromesso per sempre.

Ma non è altrettanto corretto dare per scontato che tutto tornerà immediatamente e completamente come prima.


Quello che lo specchio non mostra: il fegato

Quando si parla di steroidi e fegato serve ancora più precisione, perché non tutti i composti presentano lo stesso profilo di rischio epatico.

Sono tuttavia ben documentate forme di danno epatico associate ad alcuni androgeni sintetici e a prodotti per il bodybuilding contenenti sostanze steroidee, in particolare quadri di colestasi, cioè un'alterazione del normale flusso della bile. Il database LiverTox del National Institutes of Health documenta questa associazione per diversi steroidi androgeni sintetici. (NCBI)

Un lavoro del Drug-Induced Liver Injury Network ha analizzato 44 giovani uomini che avevano sviluppato danno epatico dopo l'assunzione di prodotti per bodybuilding: tutti presentavano ittero e l'84% prurito; il 71% fu ricoverato. Le analisi chimiche identificarono in alcuni prodotti sostanze steroidee anabolizzanti non dichiarate in etichetta. Nessuno dei 44 pazienti morì o necessitò di trapianto di fegato. (PubMed Central (PMC))

Questo studio va interpretato correttamente: non ci dice quanto sia frequente questo problema tra tutti gli utilizzatori. È una serie di persone selezionate proprio perché avevano sviluppato una lesione epatica.


Atleta con rappresentazione anatomica del fegato, visual sui possibili effetti epatici degli steroidi anabolizzanti.

Ci mostra però due cose importanti: il danno epatico può essere clinicamente rilevante e, quando ci si muove nel mercato non regolamentato, esiste anche il problema aggiuntivo di non sapere sempre con certezza cosa contenga realmente un prodotto.


Non è solo una questione fisica

Probabilmente nessun argomento sugli steroidi è stato banalizzato quanto quello psicologico.

Da una parte abbiamo il luogo comune del “roid rage”, come se chiunque utilizzasse androgeni diventasse inevitabilmente aggressivo.

Dall'altra c'è chi liquida completamente il problema come leggenda.

La ricerca suggerisce una realtà molto più interessante: la risposta psicologica è altamente individuale.

In uno studio randomizzato e controllato con placebo pubblicato da Pope e colleghi, la somministrazione di testosterone a dosi sovrafisiologiche aumentò mediamente i punteggi relativi a sintomi maniacali e alcune misure sperimentali di aggressività. Ma la risposta era tutt'altro che uniforme: l'84% dei partecipanti mostrò cambiamenti psichiatrici minimi, il 12% sviluppò una lieve ipomania e il 4% una risposta ipomaniacale marcata. (JAMA Network)

Questo dato è forse più utile di qualsiasi slogan.


Atleta seduto da solo nello spogliatoio, immagine simbolica degli effetti psicologici e della dipendenza associati all’abuso di steroidi.

Non tutti reagiscono allo stesso modo. E proprio questa imprevedibilità rende difficile sapere in anticipo chi sarà maggiormente vulnerabile.

Anche la fase successiva alla sospensione merita attenzione. Un lavoro pubblicato nel 2026 ha osservato uomini nel primo anno dopo aver interrotto l'utilizzo: rispetto ai non utilizzatori, gli ex utilizzatori riferivano mediamente peggiori sintomi depressivi e ansiosi, funzione sessuale e qualità di vita. Tuttavia, la presenza di precedenti problemi psichiatrici era più fortemente associata alla gravità dei sintomi rispetto alla semplice normalizzazione del testosterone. Gli stessi autori sottolineano quindi che la relazione è complessa e che non possiamo attribuire automaticamente ogni disturbo psicologico alla sola alterazione ormonale. (OUP Academic)


E sì, può esistere dipendenza

Gli steroidi anabolizzanti non producono in tutti gli utilizzatori una dipendenza.

Ma questo non significa che la dipendenza da AAS sia un'invenzione.

Studi clinici hanno identificato un sottogruppo di utilizzatori che sviluppa un vero e proprio quadro di dipendenza, caratterizzato da utilizzo prolungato e difficoltà a interromperlo nonostante conseguenze fisiche o psicosociali. Gli utilizzatori dipendenti mostrano caratteristiche differenti rispetto agli utilizzatori non dipendenti, e la dipendenza da AAS è riconosciuta nella letteratura scientifica come un fenomeno distinto. (PubMed)

Il National Institute on Drug Abuse include inoltre la dipendenza e i sintomi associati all'interruzione tra i possibili problemi legati all'abuso di steroidi anabolizzanti. (NIDA)

Anche qui la parola importante è possibile, non inevitabile.

L'obiettivo di un'informazione seria non dovrebbe essere sostituire una banalizzazione con un'altra.


Atleta apparentemente in salute davanti allo specchio con indicatori fisiologici nascosti, simbolo dei rischi non immediatamente visibili.

“Un ciclo ogni tanto non farà niente”

È probabilmente una delle frasi più difficili da affrontare correttamente.

Perché sarebbe altrettanto scorretto rispondere:

“Un solo ciclo ti provocherà sicuramente danni permanenti.”

La ricerca non permette di affermarlo.

Gli studi prospettici mostrano infatti che diversi parametri, compresi pressione, lipidi e produzione di testosterone, possono recuperare dopo la sospensione in molti soggetti. (PubMed)

Ma da questi risultati non possiamo arrivare alla conclusione opposta:

“Allora un ciclo è sicuro.”

Lo stesso studio sulla funzione riproduttiva mostra tempi di recupero molto più lunghi per la spermatogenesi, mentre gli studi cardiovascolari più recenti evidenziano associazioni sempre più importanti con l'esposizione cumulativa e pluriennale. (OUP Academic)

In altre parole, la scienza può descrivere probabilità, associazioni e recuperi medi.

Non può consegnare al singolo utilizzatore la garanzia che “a me non succederà nulla”.

E l'assenza di sintomi non equivale necessariamente all'assenza di alterazioni.


Il fisico migliore è quello che puoi mantenere

C'è infine un dato recentissimo che si collega perfettamente al messaggio del nostro carosello.

Nel 2026 uno studio prospettico pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism ha seguito 79 uomini che avevano autonomamente deciso di utilizzare androgeni.

Durante il periodo di utilizzo la massa priva di grasso aumentò mediamente di 4,4 kg. Tre mesi dopo l'interruzione, l'incremento medio rispetto al punto di partenza era sceso a 1,2 kg. Gli autori concludono che l'utilizzo reale di androgeni può produrre importanti aumenti a breve termine della massa magra, ma che gran parte di questi guadagni viene persa nei mesi successivi alla sospensione. Va inoltre ricordato che “massa priva di grasso” non significa esclusivamente nuovo tessuto muscolare. (OUP Academic)

È un dato interessante perché cambia leggermente la prospettiva.

La domanda non è soltanto:

“Quanto posso guadagnare?”

Ma anche:

“Quanto di ciò che sto costruendo posso realmente mantenere?”

Ed è qui che torniamo al concetto alla base di Perseverance.

Allenamento progressivo. Nutrizione adeguata. Recupero. Tempo. Costanza.

Non sono parole spettacolari.

Non promettono trasformazioni impossibili in poche settimane.

Ma descrivono un sistema nel quale il risultato nasce contemporaneamente alla capacità di sostenerlo nel tempo.

Ed è esattamente il messaggio finale previsto dal carosello: “Il fisico migliore è quello che puoi mantenere.”


La vera forza non è la scorciatoia

Questo articolo non nasce per giudicare chi utilizza steroidi anabolizzanti.

E nemmeno per fingere che non producano risultati.

Nasce per fare qualcosa di molto più semplice: mettere sullo stesso tavolo il risultato e il suo possibile costo.

Se guardiamo soltanto la massa muscolare, vediamo una parte della storia.

Se aggiungiamo cuore, pressione, lipidi, sistema ormonale, fertilità, fegato, salute mentale e possibilità di dipendenza, la decisione assume inevitabilmente una prospettiva diversa.

Perché essere informati non significa avere paura.

Significa sapere abbastanza da poter scegliere consapevolmente.

La vera forza non consiste necessariamente nell'arrivare prima.

Consiste nel costruire qualcosa che possa accompagnarti anche domani.

PERSEVERΛNCE IS POWER.


Atleta durante un allenamento programmato con diario, pasto e attrezzatura, simbolo di progresso sostenibile attraverso allenamento e costanza.

Questo contenuto ha finalità divulgative e non sostituisce una valutazione medica. Chi utilizza o ha utilizzato androgeni non prescritti e presenta sintomi, alterazioni degli esami o difficoltà nell'interromperne l'uso dovrebbe parlarne apertamente con un medico, idealmente con competenze endocrinologiche, evitando autodiagnosi e terapie improvvisate.


Bibliografia scientifica essenziale

  1. Bhasin S, et al. The Effects of Supraphysiologic Doses of Testosterone on Muscle Size and Strength in Normal Men. New England Journal of Medicine. 1996;335:1–7. (New England Journal of Medicine)

  2. Smit DL, et al. Prospective study on blood pressure, lipid metabolism and erythrocytosis during and after androgen abuse. Andrologia. 2022;54(4):e14372. (PubMed)

  3. Windfeld-Mathiasen J, et al. Cardiovascular Disease in Anabolic Androgenic Steroid Users. Circulation. 2025;151(12):828–834. (AHA Journals)

  4. Buhl LF, et al. Illicit Anabolic Steroid Use and Cardiovascular Status in Men and Women. JAMA Network Open. 2025;8(8):e2526636. (JAMA Network)

  5. Smit DL, et al. Disruption and recovery of testicular function during and after androgen abuse: the HAARLEM study. Human Reproduction. 2021;36(4):880–890. (OUP Academic)

  6. Stolz A, et al. Severe and protracted cholestasis in 44 young men taking bodybuilding supplements: assessment of genetic, clinical and chemical risk factors. Aliment Pharmacol Ther. 2019;49:1195–1204. (PubMed Central (PMC))

  7. Pope HG Jr, Kouri EM, Hudson JI. Effects of supraphysiologic doses of testosterone on mood and aggression in normal men: a randomized controlled trial. Archives of General Psychiatry. 2000;57(2):133–140. (JAMA Network)

  8. Kanayama G, Hudson JI, Pope HG Jr. Features of men with anabolic-androgenic steroid dependence: a comparison with nondependent AAS users and with AAS nonusers. Drug and Alcohol Dependence. 2009;102:130–137. (PubMed Central (PMC))

  9. Verdegaal TJ, Bond P, de Ronde W, Smit DL. Effect of Real-World Androgen Abuse on Body Composition: A Prospective Cohort Study. Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism. 2026;dgag142. (OUP Academic)

  10. Grant B, et al. Clinical features of androgen abuse withdrawal in men during the first year of cessation: a community dwelling study. Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism. 2026;dgag110. (OUP Academic)


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